PassioneRock su Feelikescaping

PassioneRock su Feelikescaping

PassioneRock su Feelikescaping: “… un piacevolissimo percorso musicale, personale e ricco di suggestioni; non stanca e anzi richiama nuovamente l’ascolto, garantendo sempre novità e freschezza”

Primo disco per il gruppo progressive metal veneto, segnalatosi in precedenza già con due EP, intitolati entrambi Materioteca, pensati come una sorta di esperimento finalizzato a mostrare capacità e possibilità future della band.
L’abilità compositiva e tecnica dei cinque musicisti trova nel loro nuovo prodotto migliore sfogo e li rende meritevoli di un ascolto da parte di un vasto pubblico. L’etichetta “progressive metal” che il gruppo adotta e in cui perciò si riconosce è molto generica e in Feelikescaping possiamo trovare diverse suggestioni e variazioni di genere, fatto che permette alla band di proporsi a qualsiasi appassionato di musica di qualità. Il disco si apre con la melodiosa e suadente voce di Simone Colman, che con la title track guida per mano l’ascoltatore verso Mr. Lone Star, in cui le atmosfere si incupiscono seguendo i dettami della poderosa chitarra di Mirco Brunello, sotto un ricercato tappeto di tastiere. Potenza, classe e un riffing ordinato e vario colpiscono sempre: possiamo considerarli elementi assodati nella musica dei Wood of light. La melodia delle tastiere di Osvaldo Indriolo comunque fa spesso capolino, come in The Man Who Knows His Fate o in R. Gregory’s Perception, dove detta il vero sentiero dietro a cui la canzone si snoda.
Il disco è un piacevolissimo percorso musicale, personale e ricco di suggestioni; non stanca e anzi richiama nuovamente l’ascolto, garantendo sempre novità e freschezza. Siamo dinanzi ad un gruppo promettente da tenere necessariamente d’occhio, che sa unire concretezza e leggerezza nel medesimo tempo, tenendo sospesa ad un filo di luce – quello che è evocato dallo stesso nome dell’ensemble – il peso e la sostanza che vengono dalla loro componente metal.
Un unico appunto per il suono della chitarra, forse un po’ sterile e digitale in certi punti: è vero che in questo modo evoca una certa componente “postmoderna” e tecnologica, ma personalmente avrei preferito comunque un po’ più di calore sonoro; ad ogni modo suona particolare all’inizio, ma dopo qualche minuto non ci si fa nemmeno più caso.


A cura di Valerio Morosi

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